Michele Taddei

Siena bella addormentata

14.00

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Descrizione

Introduzione di Orlando Pacchiani

Il libro ripercorre i principali fatti di cronaca politica, economica e sociale dal 2013 ad oggi nel tentativo di raccontare i protagonisti e il flusso degli eventi che si sono succeduti per contribuire ad una migliore comprensione di un periodo che segnerà per sempre un’epoca di passaggio e cambiamento come poche altre nella storia cittadina, quantomeno degli ultimi decenni.

Dalla parabola della Fondazione Mps, passata dal 33% del controllo della Banca allo 0,003% di oggi, al duro scontro consumato tra Antonella Mansi e Alessandro Profumo per l’aumento di capitale fino alla nazionalizzazione della Banca nel 2017; dalla sconfitta a Capitale europea della cultura ai processi giunti a sentenza o ancora in corso che hanno sconvolto l’opinione pubblica nazionale (Mps, fallimenti Mens Sana e Robur, Università, archiviazione per la morte di David Rossi, Palio, Sei Toscana e tanto altro ancora).

A sintesi di tutto questo l’immagine che rimarrà simbolo è l’incendio divampato sulla Torre del Mangia la notte del 16 agosto 2017. Quasi un monito a non lasciare bruciare la Città ed a svegliarsi dal torpore nel quale Siena sembra caduta, come in un incubo. “La bella addormentata”, infatti, è un articolo del 1947 dell’allora sindaco di Siena Ilio Bocci. La città aveva davanti a sé un futuro tutto da scrivere, dopo gli anni della guerra e del fascismo, e il primo cittadino spronava i senesi a ritrovare nuove vitalità. Oggi, come allora, questa comunità deve ritrovare la sua anima dopo le crisi che l’hanno travolta

Dettagli

Formato

12,5×20

Anno

2018

ISBN

978-8896905241

1 recensione per Siena bella addormentata

  1. primamedia editore

    Silvia Calamandrei per Biblioteca Comunale Calamandrei di Montepulciano

    Il giornalista Taddei ci offre un resoconto in tempo reale degli eventi senesi dal 2013 ad oggi, invocando un cambiamento che tarda a venire nonostante le tante crisi del sistema Siena lo rendano indispensabile.
    Siena era stati lungamente una delle top ten per qualità della vita, ed il suo sistema sembrava premiare città e territorio fino a spingere ad azzardi di acquisizioni per farne il perno di una rete più vasta, tra banche e biotech. Invece è intervenuta la crisi economica e finanziaria, è saltato il meccanismo premiale della Fondazione Mps e del Monte, sono entrate in sofferenza università ed imprese della città e del territorio e la classe dirigente locale è entrata in una serie di conflitti e recriminazioni reciproche rompendo il patto di coesistenza e connivenza da cui tutti sembravano ricavare benefici (il sistema delle quote di distribuzione dei sostegni della fondazione Mps veniva continuamente raggiustato e perfezionato quasi come il pacchetto di riferimento della scala mobile).
    Da quella crisi Siena non si è più ripresa, anche se sono state messe toppe alle voragini più consistenti e la nazionalizzazione del Monte dopo il cambio alla dirigenza ha evitato il precipitare della resa dei conti.
    L’analisi di Taddei è molto interna ai meccanismi del Partito democratico, alle sue correnti, al tentativo di rinnovamento e rottamazione di Renzi che però non ha funzionato. La cronaca avanza mese dopo mese, anno dopo anno, registrando sempre nuovi rinvii ed il trascinarsi dei problemi, mentre anche il centro destra non mostra capacità di approfittare della situazione. Il bancomat della politica, come qualcuno (Gabriello Mancini) aveva definito la Fondazione MPS, è ormai fuori servizio, ma più per esaurimento che per vera innovazione.
    Non mancano episodi drammatici, come la morte misteriosa del funzionario MS David Rossi e l’incendio della Torre del Mangia, ma la città del Palio, perduta anche la chance della capitale della cultura, sembra impantanata nella nostalgia del suo “riformismo municipale”.
    Nelle conclusioni Taddei fa un appello ai cittadini, al risveglio de senso civico nella città del Buongoverno, a rifondare dalle radici la partecipazione. Forse alla sua analisi nei meandri della politica e del potere andrebbe affiancata una indagine socioeconomica sulla realtà della città e del territorio, nei suoi punti di forza e di debolezza, per uscire dallo stallo.

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